
dire 'etichettare' un disturbo ma significa la possibilità di intervenire nel momento giusto, sostenendo lo sviluppo del bambino e il benessere familiare. Valutare il neurosviluppo fin dai primi mesi di vita e considerare il ruolo delle dinamiche relazionali permette al pediatra di famiglia di costruire un percorso realmente preventivo, promuovendo una crescita armoniosa e riducendo il rischio di cronicizzazione di difficoltà linguistiche, cognitive o comportamentali". Valentina Grimaldi, pediatra-psicoterapeuta e consigliera dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma, lo ha sottolineato nel corso del 'Salotto di Sanidays', che si è svolto presso l'Università degli Studi Link di Roma. Il Salotto è stato il cuore pulsante della manifestazione SaniDays, uno spazio di confronto aperto e gratuito dove esperti, professionisti della salute, ricercatori, studenti e cittadini hanno dialogato su temi centrali per il benessere collettivo.
Grimaldi, in particolare, ha partecipato alla sessione relativa alla salute mentale prendendo parte alla tavola rotonda su bambini e giovani. La pediatra-psicoterapeuta ha parlato dell'importanza del pediatra di famiglia nella diagnosi precoce partendo dalla valutazione del neurosviluppo nei primi mesi di vita, fino al ruolo delle dinamiche relazionali familiari nei ritardi linguistici e nei disturbi del comportamento.
"La diagnosi precoce- ha sottolineato Grimaldi- rappresenta uno strumento fondamentale nella promozione della salute infantile ed è un po' il core della pediatria di famiglia, ciò che definisce e caratterizza il nostro lavoro di pediatri di assistenza primaria, rappresentandone un po' il valore cardine. L'individuazione tempestiva di segnali atipici, soprattutto nei primi anni di vita, permette di attivare percorsi di intervento efficaci e di ridurre l'impatto a lungo termine di disturbi del neurosviluppo. Ma nella valutazione dei ritardi o delle atipie del neurosviluppo, non dobbiamo mai dimenticare di valutare anche il contesto relazionale in cui il bambino cresce, perché sappiamo quanto l'ambiente impatti sullo sviluppo infantile".
La diagnosi precoce "consiste nell'identificazione rapida e tempestiva di anomalie o ritardi nello sviluppo neuro psicomotorio, linguistico, cognitivo e comportamentale del bambino- ha spiegato l'esperta- La valutazione del neurosviluppo inizia fin dalla prima visita nei primi giorni di vita, prosegue e viene approfondita durante tutti i bilanci di salute pediatrici e i controlli di crescita, quando il pediatra valuta di volta in volta le competenze motorie (controllo del capo, prensione, postura); le competenze comunicative e sociali (sorriso sociale, contatto oculare, lallazione, reazione agli stimoli); l'attenzione condivisa e la reciprocità (precursori della comunicazione intenzionale e del linguaggio). L'uso di alcuni test di screening come, ad esempio, la M-CHAT che può compilare da solo uno dei genitori o essere effettuata dal pediatra, aiutano a identificare segnali di rischio, ad esempio, per i disturbi dello spettro autistico, dove la tempestività dell'intervento è fondamentale per una prognosi migliore".
Grimaldi ha sottolineato che la diagnosi precoce è importante perché "consente di intervenire in una fase di maggiore plasticità cerebrale, riducendo i rischi di cronicizzazione del disturbo e soprattutto migliorando le prospettive di autonomia e adattamento di quel bambino con un esito generalmente migliore".
"Oltre agli aspetti biologici- ha detto ancora la consigliera Omceo Roma- è fondamentale considerare il ruolo dell'ambiente relazionale e affettivo quando parliamo di bambini: il clima emotivo familiare incide sulla qualità delle interazioni precoci tra genitore e bambino, così come la comunicazione verbale e non verbale dei genitori stimola o inibisce l'emergere del linguaggio. Modelli educativi disfunzionali (per esempio ipercontrollo, trascuratezza, incoerenza) possono accentuare difficoltà comportamentali e ritardi evolutivi. Fattori come la depressione post-partum, lo stress cronico familiare o situazioni di conflitto relazionale aumentano il rischio di disregolazione emotiva e difficoltà comportamentali nel bambino".
"Una diagnosi precoce dovrebbe sempre attivare un percorso di presa in carico integrata che comprenda: valutazione neuropsichiatrica e psicologica; intervento educativo-specialistico; sostegno alla genitorialità ; collaborazione con scuola e servizi sociali, quando necessario. Sarebbe auspicabile- ha concluso la pediatra-psicoterapeuta- che gli interventi fossero il più possibile personalizzati, rispettosi delle risorse del bambino e della famiglia, e centrati sull'attivazione delle competenze emergenti piuttosto che solo sulla correzione dei deficit".
Oltre che sul tema della salute mentale, il 'Salotto di Sanidays' ha visto gli esperti confrontarsi anche su longevità e prevenzione; sport e nutrizione; sociale e startup competition in una quattro giorni che ha puntato a creare un dialogo aperto tra professionisti della salute, aziende, enti e istituzioni, con l'obiettivo di promuovere un approccio più consapevole e accessibile a queste tematiche.
(Mab/ Dire)